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Cosa non sarò mai

8 Ott

di Mina Chiarelli

Non sono mai stata brava ad evitare di far cascare la roba accatastata sugli scaffali dei supermercati. E non lo sarò mai. Forse perché mi distraggo molto facilmente, forse perché penso perennemente ad altro, forse perché quei maledetti barattoli di metallo le dispongono sempre in modo che io le faccia cadere.

Fatto sta che i barattoli cascano, divento momentaneamente l’attrazione del supermercato, magari suscitando l’ilarità di qualcuno..

La verità è che nel momento in cui pensavo che qualcosa fosse cambiato, che io fossi cambiata, che non avrei fatto qualcosa di stupido e che non avrai mai più fatto cascare alcunché, proprio in quel preciso istante il barattolo di latta tocca il pavimento con il suo fastidioso rumore sordo di ferraglia.

Magari però, capisco che forzarsi di sentirsi migliori non significa necessariamente dover scappare della propria ombra, ma voltarsi a guardarla per accettarla in tutte le sue forme. Accettare che cambiare non sarà mai facile (e a volte potrà essere impossibile) e che la maggior parte delle volte si posso sono soltanto smussare gli angoli, ma non si può pretendere di distruggersi per ricostruirsi da zero.

Probabilmente farò cascare barattoli di latta per il resto della mia vita, ma spero che li raccoglierò e li rimetterò al loro posto accennando un leggero sorriso sulle labbra.

 

 

E se ritorna in mente

23 Lug

di Mina Chiarelli

Noi esseri umani pensiamo, spesso, o forse troppo poco, ma pensiamo. Passi da un pensiero ad un altro, senza farti troppi problemi, o magari ti senti perseguitato da un’idea, è inutile che cerchi di scappare prima che quel pensiero diventi una fissazione, la tua testa è sempre più veloce delle tue gambe. A volte quando ce ne rendiamo conto, è troppo tardi, il famoso ‘innesto’ è già avvenuto. Basta poco, un amico che ti fa notare una sciocchezza di cui non ci eravamo mai accorti, un po’ il naso del Vitangelo Moscarda pirandelliano.

© Martina Sanzi

‘Certo che hai talmente tanti capelli che sembrano una parrucca!’‘Ma chi io?’

‘Ma che per caso stai facendo gli occhi dolci a quello??’‘Ma si può sapere perché ti vengono in mente certe cose?!’

Per una persona facilmente suggestionabile quale sono, ogni vibrazione del terreno causata dai lavori della metro (proprio sotto casa) diventa un terremoto!

Ok, lo ammetto, forse, non hai tutti i torti, forse ogni tanto ci penso, forse in fondo ci ho sempre pensato, ma non è una fissazione, lo giuro.

Ci penso, ma solo qualche volta.

Radical Face

16 Apr

Abbiamo la fortuna di avere un tetto sopra la testa. Ma sentirsi a casa è tutta un’altra storia.
Spesso mi capita di non riconoscere come mie le cose ho avuto per anni sotto mano: non è il caffè preparato da mia madre, non è l’asciugacapelli al solito posto in bagno, non è la sensazione delle lenzuola appena cambiate che mi fa sentire a casa. Quella è casa di qualcun altro, quello è un posto in cui mi ritrovo a vivere finché non ho la possibilità di andarmene – e con i tempi che corrono non è assolutamente una cosa facile.

© Martina Sanzi

Per ora ho una stanza in affitto e posso dire che ha una strana temperatura al di sotto della norma (specialmente d’inverno), come mi ha detto qualcuno ‘sembra che ci sia il condizionatore a dicembre!’. Al water manca la tavoletta di legno, in cucina si crea folla se siamo più di due persone a cucinare, bisogna fare le pulizie una volta a settimana, tocca lavarsi il piatto quando hai finito di mangiare e tocca anche fare i conti con la spesa, le bollette e quanti soldi ti restano effettivamente in tasca per tutto il resto. Ma nonostante tutto questo, sarà forse il perenne rumore di sottofondo (vuoi per le macchine, vuoi perché i tuoi coinquilini si svegliano prima di te), sarà il profumo di ammorbidente dei miei vestiti bagnati stesi in corridoio (perché quando io decido di farmi una lavatrice puntualmente fuori piove), sarà la carta da parati della mia stanza tappezzata ormai di poster e foto, sarà quello strano odore che sento quanto scende la sera – dicono che sia lo smog, ma a me ricorda l’odore del gas da cucina!
Sarà che quando riconosco il profilo dei palazzi dal finestrino dell’autobus proveniente da quell’altro posto, lo ammetto, un po’ sorrido perché sento una voce che mi sussurra ‘bentornata a casa’.

Mina Chiarelli

Ieri è come oggi, ma domani?

3 Mar

Ogni mattina ci svegliamo, il più delle volte per fare sempre la solita cosa, una lezione all’università oppure una commissione qualsiasi. Prima a piedi, poi autobus (se va bene, un passaggio con la macchina), arrivi dove devi arrivare, ti siedi, ascolti, ti sforzi di essere presente, affinché la levataccia non sia stata totalmente inutile. Pranzo, merenda, cena. La chiamiamo routine ed è il verificarsi ciclico dei gesti quotidiani, perché in fondo siamo un po’ ‘animali abitudinari’, ammettiamolo.

© Martina Sanzi

Ogni gesto è ripetitivo, abbiamo un po’ paura del nuovo, ma per spirito di contraddizione desideriamo ardentemente che (prima o poi) arrivi una tormenta, un terremoto, un’onda anomala che spazzi via tutto questo per ricominciare tutto da capo. Si manifesta come un brivido; può dartelo la persona che hai conosciuto da poco, o l’amica che da anni tenta di psicanalizzarti per farti uscire dal guscio, può trattarsi del lavoro che speravi tanto di ottenere, ma che ormai non credevi più di poter avere, forse può essere un suono, un odore, e perché no, un ricordo che riaffiora all’improvviso, senza nemmeno volerlo.

Cerchiamo costantemente il confine tra normalità e straordinario, tra nuovo e ripetitivo, tra dinamico e statico, ma appena ci rendiamo conto di averlo trovato, il più delle volte, questo confine non esiste affatto.

Mina Chiarelli

Non smettere mai

7 Feb

Ridere, ridere, ridere, e ancora ridere. Ti deforma il viso, ti contorce, ti fa arrivare alle lacrime e.. ti rende goffo, comico, assurdo! Fa bene al cuore, fa bene a te stesso, fa bene agli altri.

Rallegra la giornata di qualcun altro e farai del bene anche a te, sorridi anche quando piove, quando proprio non ne hai voglia, quando prendi in pieno l’unica pozzanghera del marciapiede e quando ti lanci in bicicletta a tutta velocità senza le mani sul manubrio giù per la discesa di casa tua. La risata è contagiosa; se proprio non ti farà ridere la battuta sicuramente lì intorno ci sarà qualcuno che ride ‘peggio’ di te: ohohoh è la classica risata da Babbo Natale, eheheh è proprio quella che se la tira e non ti da soddisfazione nemmeno quando ride, ahahah e (perché no) torsione all’indietro alla Raffaella Carrà!

foto di Martina Sanzi, che scrive su questo blog 😀

Spero non vi troviate mai davanti alla risata ‘con ritorno’ a mo’ di asino ragliante, lì (mettevi l’anima in pace) è finita: si entra nel circolo vizioso io rido perché tu ridi, ma soprattutto rido per come ridi, tu mi vedi ridere e siccome la risata è contagiosa continuerai a ridere finché io (stramazzando a terra per il dolore ai finti addominali che dico di avere) ti implorerò di smetterla!

Sarà la battuta di un film che è un capolavoro, sarà la prima cavolata che spara il tuo migliore amico, sarà la camicia di flanella a quadri del tuo compagno di corso, sarà veramente difficile trovare un motivo per non farlo.

State attenti la risata uccide – non come il fumo – ma di sicuro uccide il malumore!

Mina Chiarelli

Ciò che è antico resta antico

19 Gen

Ai giovani di oggi non piace la musica classica.
La trovano noiosa, ripetitiva, poco interessante e poco stimolante.
Preferiscono qualcosa che faccia un po’ più – come dire – un po’ più rumore e non si sa perché non riescono a stare fermi quando la ascoltano.

Francamente non so come riescano a resistere con quel fracasso che loro chiamano musica, sempre con questi volumi spropositati e certe volte strillano, ma perché strillano? Se vuoi sentire la musica mica ci puoi urlare sopra!

Eh, mi ricordo che a me piaceva restare seduta ad ascoltare ai concerti e qualcuno nel pubblico era solito seguire anche con gli occhi chiusi (anche se non ho mai capito se fosse per eccessiva concentrazione e per sonno)..fatto sta che non mai sentito nessuno cantare ‘ta-ta-ta-taaaaaa’ alla Quinta Sinfonia di Beethoven!

Saltano, urlano, si spintonano (in teoria ballano), agitano la testa, cantano a squarciagola, e poi finisce che tornano a casa a stanchi e con uno strano sorriso sulle labbra dopo la fine del concerto.
Mah, io questi giovani di oggi proprio non li capisco..

Firmato
GrandMother

Mina Chiarelli