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L’anno che verrà

7 Gen

Cari miei vi scrivo, così mi distraggo un pò
e siccome siete molto lontani su un blog io scriverò.
Detto ciò, da aggiungere c’è che mi sono fatta una riflessione PROFONDA sullo scorrere del tempo.

Io sono una persona malinconica, sono una di quelle che guarda indietro con il sorriso un pò in giù e la lacrimuccia in bilico tra le ciglia. Poi tampono di corsa tutto perché sennò mi vengono gli occhi neri.
Sono tipo Owen Wilson in Midnight in Paris, nostalgica delle età d’oro, quelle della storia così come quelle della mia vita.

Poi ci sono quelli che neanche è iniziato l’anno nuovo e già si lamentano della serie “non vedo l’ora che quest’anno finisca”.
E’ che l’umanità si divide tra quelli che guardano troppo indietro e quelli che guardano troppo in avanti. Il presente non se lo fila nessuno, eppure… mi sa che il passato non mi mancherebbe poi così tanto se non mi ci fossi un pò messa, nel presente di allora, a renderlo un tempo d’oro. Un tempo memorabile.
Allora il proposito per l’anno nuovo è quello di godermi l’inizio fino alla fine, prendermi il peggio e il meglio, mangiare un cioccolatino assaporando il dolce senza avere l’ansia di mettere in bocca il prossimo e senza paragonarlo al precedente. Coltivare il tempo e prepararmi per l’anno prossimo e quello dopo ancora. Perché il futuro trovi un terreno fertile per far uscire qualcosa di buono da ME
“E se quest’anno poi passasse in un istante, vedi amico mio, come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io?”

Francesca Cireddu

Nevrastenia Natalizia

24 Dic

Mettiamo subito in chiaro una cosa: a me piace il Natale. E sono più alternativa di te che fai l’anti-natalizio. Ormai sono buoni tutti a fare gli anti-natalizi…

A me non importa se tutto il mondo si da al consumismo nevrotico, se tutti si imbottiscono di cibo alla faccia dei poveracci. Quelli fanno schifo a Natale così come in tutti gli altri 364 giorni dell’anno. Non credere che consumino e mangino meno solitamente.

Se è vero che uno dovrebbe ricordarsi di essere buono ogni giorno e non solo a Natale, bisognerebbe ricordarsi di odiare gli ipocriti tutti i giorni e non solo il 25 di dicembre…Detto ciò, credo pure in Dio a modo mio e sono convinta che Gesù fosse proprio un bravo ragazzetto. Però a me non piace dare un’accezione religiosa a questa festa.

Io non mi ingozzo, faccio l’albero ma pieno di pupazzi buffi, mi biasimo per aver dato per scontata la mia famiglia, e vado a recuperare gli abbracci persi di mia nonna. Solo una cosa non faccio: il presepe.
Non festeggio neanche il mio di compleanno…

Due giorni fa sono tornata a casa e mio fratello (ateissimo per giunta) aveva fatto il presepe. Mi sono inferocita come una iena e gli ho dato il tormento per due giorni. Sulla stella cometa ho attaccato un cartello con su scritto “MI DISSOCIO”. Non riuscivo ad accettare quella rappresentazione vuota in bella vista nel mio salotto. Poi mi sono fermata e mi sono chiesta perché… d’altronde se non ha importanza CHISSENEFREGA… due giorni dopo ho capito perché tanto astio.
MALEDETTA SINDROME PREMESTRUALE.

Francesca Cireddu

Italiafilia

4 Dic

SVOLGIMENTO:
A volte mi chiedo come mi risulterebbe la musica in inglese se mi mettessi le orecchie di uno che parla quella lingua.

Sarebbe interessante, perché credo di poter dire con certezza che alle orecchie di un anglofono, “Come Togehter” dei Beatles suona un pò come può suonare per noi “Il tempo di morire” di Battisti.
E non fare quella faccia.

Ormai siamo diventati tutti esterofili con la musica, perché quella italiana fa schifo. Abbiamo un complesso di inferiorità mastodontico da decenni, nella convinzione di non saper fare roba altrettanto decente.

Ma c’era un tempo in cui la musica italiana in italiano era bella.
C’era un tempo in cui sapevamo parlare e scrivere e far musica. Bella.
Andavamo al Piper, avevamo Celentano, la PFM, De Gregori, Guccini, Battisti/Mogol, Patty Pravo…quanti ne vuoi?
Sono rimasti laggiù, tra i vinili impolverati di mia madre poggiati sul mobile di casa mia, che mi fanno sentire tanto retrò e figa… quanto idiota.
Insomma per tornare al punto, secondo me se avessimo le orecchie di un inglese, la musica inglese ci piacerebbe comunque, ma ci sembrerebbe un pelino meno superlativa.
Secondo me ad un inglese di oggi una bella canzone nella sua lingua suona un pò come a me suonano i Jonny Blitz, che tra l’altro suoneranno pure loro, al Piper Club l’11 dicembre, come ai bei vecchi tempi. 

Francesca Cireddu

Karma

25 Nov

La meditazione è stata parte della mia vita per anni.

Quando intraprendi determinate discipline ad un certo punto incontri questa parola: KARMA.

C’è un fraintendimento tra i moderni seguaci del karma, per quanto riguarda la comprensione del significato dello stesso.
Il karma non è fatalità e non è destino.
Se fosse così ci accadrebbe di tutto anche standocene comodamente seduti sul divano di casa.

Il karma è il diretto risultato delle nostre AZIONI.
Ed ognuno è il diretto responsabile delle proprie azioni.

ERGO: non accade assolutamente NULLA se non decidi di alzare il culo, muoverti da quel divano, alzarti da quella beneamata posizione del loto che hai visto nel dvd “lo yoga per casalinghe”, attivare quelle ginocchia anchilosate, PRENDERTI DELLE RESPONSABILITA’, BUTTARTI NEL VIVERE e AGIRE.

MUOVITI.

La vita non ti dà nulla. La vita offre, ma sei tu a doverti andare a prendere quello che c’è per te.

Francesca Cireddu

La sindrome di Peter Pan

14 Nov

Sono piena di capelli bianchi. Non sto scherzando e piena non è un eufemismo, sono una cifra!
Questa è colpa del gene di mio padre, che prima mi ha donato una folta chioma boccoluta per poi farmi incanutire prima del tempo…
Io non voglio farmi la tinta, no, perché sono per l’eco-bio e le tinte contengono un sacco di schifo.
Però l’henné non copre i capelli bianchi, allora ho fatto un’approfondita ricerca e ho scoperto che l’amla è un frutto che polverizzato e “impaccato” sui capelli li aiuta a ripigmentarsi… il risutlato è che da un pò di tempo il mio ragazzo dice che emano odore di “natura” o di “erboristeria”.
Un modo carino per dire che sicuramente la mia testa non profuma.
Potrei decolorarli tutti, così sembrerei l’eroina di qualche manga.
No. Ho deciso di ignorarli finché non si noteranno TROPPO. Continuerò a staccarli e a riempirli di amla. E NON E’ VERO CHE SE LI STACCHI NE CRESCONO 7! CAPITO?

Comunque mi viene in mente quel famoso maledetto giorno in cui sentivo mia madre dire “che bello! sei diventata donna!” e io rispondevo “IO NON VOGLIO ESSERE UNA DONNA! IO NON VOGLIO ESSERE UN’ADULTA, GLI ADULTI SONO PERSONE BRUTTE!
Oggi il ritornello è “IO NON VOGLIO SEMBRARE UNA VECCHIA, IO  SONO ANCORA GIOVANE!”
Poi le mie amiche si stanno sposando, stanno sfornando figli, stanno piantando le BASI. Io invece vado avanti a procrastinare, rimandando il fatidico giorno in cui sarò definitivamente ed inesorabilmente CRESCIUTA.
Concluderò mai qualcosa? o continuerò a fare la fricchettona sognatrice drogata di musica anche quando mi reggerò a malapena in piedi?
Mi chiedo se non ci sia qualcosa che mi abbia traumatizzato troppo quel maledetto giorno in cui per la società sarei diventata una donna, perché a volte le parole che urlai le prendo preoccupantemente sul serio…
maledetta sindrome di Peter Pan!

Francesca Cireddu

Sull’ispirazione e la Tazza

3 Nov

Se ti cimenti in un qualcosa di artistico ad un certo punto arriva il momento in cui pronunci sconfortato questa frase:”mi manca l’ispirazione”.

E allora la cerchi fissando per tre quarti d’ora la maiolica beije che si trova sulla parete di fronte a te, e che coincide perfettamente al punto in cui si incontrano le due traiettorie dei tuoi spenti e stanchi occhi.
Mentre sei seduto sulla tazza ovviamente.

Il fatto che io abbia trovato una foto di Frank Zappa seduto, anche lui, sulla tazza, non sarà un caso no?

Perché non esiste, e ripeto NON ESISTE un posto migliore della tazza per trovare l’ispirazione.

Chissà come mai…Sarà la porta astrale per qualche dimensione parallela?

Vi giuro che le mie più grosse genialate le ho concepite così…
anche adesso infatti, non sapevo cosa scrivere…
e allora eccomi qui, seduta sulla tazza.

Francesca Cireddu

Il paradosso asiatico

21 Ott

L’agricoltura irrigua è una tecnica pre-industriale molto avanzata, adottata in Asia per la coltivazione del riso.

Prevede l’utilizzo di grandi quantità d’acqua in ampie vasche ricavate nel terreno agricolo.

Questa tecnica è molto produttiva, ma richiede molta mano d’opera, il ché genera il cosiddetto “paradosso asiatico”.

In Asia la popolazione aumenta per poter lavorare nei campi di riso, ma non c’è abbastanza riso per sfamare tutti quelli che continuano a nascere per coltivare i campi di riso, che nonostante tutto non produce abbastanza riso per tutti e quindi… così via…

In Asia non c’è abbastanza riso per tutti e quindi muoiono di fame.

In Italia non ce n’è abbastanza per tutti e si muore di indignazione.

Ieri Roma, assomigliava tantissimo ad una risaia.

Ultimamente mi sà che l’Italia intera assomiglia ad un’enorme risaia

Francesca Cireddu