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Il giardino delle conserve

31 Mar

Molte cose, molte. Le dicevi con le mani sul volante, ridendo e sbagliando strada. Io a sistemarmi i capelli come medusa a nuotare tra i suoi tentacoli nervosi. Si vede l’oceano blu metallizzato di lamiere di universo dal balcone. Tutte le sigarette che non avanzano, dal letto alla finestra, panni e la polvere, allergia, di quella che non mi era mai venuta. Poi sono entrati come i conquistatori delle nuove Americhe in attesa e non c’era neanche un buon zerbino a dire Welcome!

Ma nuove ere: navi e computer e cose sempre osservate nella campana di vetro Utopia. Andare, tu verrai con me. Un impero di certezze a doppio filo, dalla mia sponda, al tuo riflesso. Ci è saltata sopra un’estate afosa, deragliamenti in strade diverse, le chiamano. Cassetti e armadi e cantina, non latinano, si conservano. Cose, molte cose. Fanno i loro sedimenti, mangiano del loro far muffa ma si tengono stretti. Ho seppellito quello che non può più essere se non nella memoria ma il giardino ogni anno sa quando ridare forma al suo amore con i frutti che gli dedica. Io sono distesa ancora sotto il cielo delle affinità vaganti nel labirinto intercontinentale.

Elisa des Dorides

Il mio vero io

5 Mar

Sono in una gabbia in veste di prefabbricato slanciato verso l’alto, un trono per innalzare gli idioti a maestri di vendita e cortesia.
Le auto gli sfrecciano ai piedi, insetti di nevrosi che attraversano il grande bacino accogliente del call center.
Le menzogne fanno carriera ma devi saperle dire, devi saperti meritare l’opportunità di fare esperienza nell’ipocrisia smaliziata, ti servirà per farti le ossa.

Sì, farmi le ossa, sfigurare le mie vere attitudini, umiliare la mia ingenuità che non sUpporta la mole di meschinità con cui vi profumate.
Le verità sono sempre le cose più difficili da vedere ed io non vedo come tutto questo è inevitabile: il progresso ti aiuta, fatti sostenere. Le idee degli altri, quelle contano, e le tue si possono conformare. Il ventre caldo della sicurezza ti attende.
Ma ecco, mi giro, la finestra accanto a me vuole che guardi quella distesa di commozione rosso tramonto. E allora non riesco più a sentire il cliente nelle mie cuffie.
Ritrovo il mio io, troppo lontano ma c’è, è là fuori.

Elisa des Dorides

Ignoro i riti del traffico

10 Feb

La strada è imbastita di bacilli sfreccianti verso il corpo da infettare.
Me li vedo brillare in velocità accanto a me, accelerano accanto a me, si bruciano all’orizzonte oltre me.
Io seduta nell’auto con in testa il cinematografo delle mie aritmie cardiache, uno sconquasso, le ondate dei flash del tuo sorriso: il mio cuore batte a vuoto.

Lo so, l’ho sempre saputo.
Ho infilato le perle di una collana lungo la carreggiata sbagliata, non ho mani per girare il volante e tornare nel senso giusto.
Non ha un punto di ritorno questo plastico nero obliato, con appiccicata su qualche pezzo di carta accartocciata a mo’ di stella.
Supero ogni limite, che tanto il mondo mi farà da perno, inchiodo il polso alla banalità del mio vagheggiarti, e riparto attraverso la notte.

Quale verso, strofa, strofetta, corda, armeggiata con maestrìa potrà compensare il mio non volo adesso che sono sulla banchina del decollo?

Elisa des Dorides