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Diff’rent Strokes

26 Gen

di Eleonora Muoio

Se solo avessi il numero telefonico di uno degli Strokes, ci farei un bel discorsetto, e lo farei senza pregiudizi.
Partirei chiedendo loro se sono felici. Sì, perché una delle prime cose che ho pensato durante l’ascolto di One Way Trigger è stata “be’, almeno fanno quello che vogliono”, e credo che questa sia un’affermazione inconfutabile.
Poi non gli chiederei più nulla. Anzi, forse non riuscirei a fare loro neanche la prima domanda perché sono una povera sfigata.

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One Way Trigger è letteralmente scoppiata ieri verso le 8 di sera italiane e io, da buona fangirl quale sono e di cui non mi vergogno, l’ho scaricata in un nano secondo.
Ti colpisce come un pugno in faccia di Jack La Motta e poi ti distrugge come un morso all’orecchio di Mike Tyson (non so assolutamente niente di boxe e ho solo tirato fuori due similitudini senza senso di cui il giornalismo musicale è pregno).
La traccia non è, a mio parere, bella, ed è chiaro che sia la naturale conseguenza di quell’ Angles che a pochi era piaciuto (senza dimenticare Phrazes For The Young di Casablancas).
The Strokes hanno pubblicato un album d’esordio da far rabbrividire qualsiasi band al mondo e poi hanno fatto fatica a stargli dietro perché era esageratamente bello.
Dopo cinque anni di lontananza professionale gli uni dagli altri, si sono ritrovati a voler fare qualcosa che li stimolasse, perché faccio fatica a credere che Angles e questa canzone siano il frutto di pigrizia, anzi, penso sia l’esatto contrario.
Sono sicura che se volessero, potrebbero pubblicare quattro Room On Fire in un anno. Noi tutti saremmo felici e loro si romperebbero il cazzo.
Da fan però mi piange il cuore nel vedere che il loro apprezzabile tentativo di intraprendere una nuova strada sembri fallire miseramente.
Magari è una presa per il culo, così come lo era stata Under Cover Of Darkness, perché, a differenza di molti, io non cado dalle nuvole.
Il singole anticipatore di Angles era ben lontano dalle sonorità del disco e One Way Trigger avrebbe potuto benissimo far parte di quella tracklist.
Magari il disco sarà un altro dolce pastrocchio, ed è decisamente presto per predire il loro futuro, ma non è mai troppo tardi per far notare a Julian Casablancas che le scarpe fosforescenti fanno molto schifo.

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Criminal Jokers. Data Zero al Circolo degli Artisti

5 Set

di Eleonora Muoio

Non avrei mai voluto scrivere questo articolo.
Sento che dovrei mostrare un minimo di professionalità (che forse non ho mai avuto) senza farmi trasportare dall’entusiasmo, ma…ma…son troppi i “MA” con cui sto combattendo in questo momento.

Se provassi a semplificare, potrei dire che siamo felici di annunciare che la nuova stagione de La Tua Fottuta ripartirà il 4 Ottobre con il concerto di presentazione di “Bestie”, secondo disco di una delle band più promettenti d’Italia.


Potrei altrimenti spiegare con calma che i Criminal Jokers sono un po’ pisani, un po’ livornesi, hanno bei capelli e il loro cantante suona la batteria in piedi.
Potrei anche fare una dettagliata analisi del processo di transizione dal primo al secondo disco, la cui principale differenza è l’uso della nostra madre lingua.
Potrei addirittura fare un discorso super autoreferenziale, tirando fuori aneddoti sul mio primo concerto dei Criminal Jokers, gli innumerevoli successivi, bizzarre feste di compleanno e litri di LiquorIce, MA la verità è che sono pervasa da un misto di ansia e di eccitazione e tutto ciò non è professionale.

Vorrei che il 4 ottobre fosse oggi, e domani, e dopodomani, e il giorno di natale,
invece è tra un mese.

 

 

Bizcocho?

19 Giu

di Eleonora Muoio

Chi di voi avrà avuto il tempo e la voglia di leggere queste parole deve sapere che sono state scritte la sera precedente alle partite di Italia e Spagna.
A scanso di equivoci ho deciso di rendere pubblico il mio amore per la Spagna, prima che possa essere irreversibilmente compromesso dal temuto biscotto.

Anche io faccio parte degli universitari italiani che, messi di fronte a una scelta per la destinazione Erasmus, non hanno avuto alcun dubbio e hanno barrato la casellina a fianco a “Spagna”.

Anno Accademico 2007/2008. La penisola iberica era in pieno boom economico e Zapatero ci sembrava Dio sceso in terra.
Anche quell’anno si disputavano gli Europei e noi erasmus italiani, da “campioni del mondo”, dovemmo abbassare la testa in casa “nemica” dopo una serie di rigori persi contro quei baldi giovanotti.
Finita la partita, smaltita la delusione, ci sedemmo nella Plaza Mayor di Salamanca a chiacchierare e scherzare con un gruppo di spagnoli. Al tempo non mi sembrò niente di strano ma oggi, pensandoci, mi fa sorridere.

Una delle cose più assurde della Spagna è che in molti locali si ballassero le canzoni pop del momento, rigorosamente “fatte in casa”. E’ come se nelle discoteche nostrane ci scatenassimo al ritmo di Emma Marrone o Marco Mengoni.
Ovviamente la cosa non ci toccava minimamente, anche perché in uno di questi locali servivano cocktail a 3 euro. E che fai? Mica ti lasci intimorire da band come La Oreja de Van Gogh: TRE EURI!
Nuria, la mia coinquilina extremeña, mi disse che odiava La Oreja de Van Gogh perché girava voce che avessero pagato l’Impuesto Revolucionario (una sorta di pizzo) all’ETA.

Perché poi c’è la questione degli indipendentismi e vi assicuro che ho provato a capirci qualcosa scrivendoci una tesi. Non credo sia servita a molto.

Ma voi siete veramente interessati a tutte ‘ste cazzate che ho scritto?
Molto probabilmente no. In realtà si è trattato di un becero pretesto per farvi ascoltare una band che ho scoperto da poco e di cui mi sono innamorata.

Si chiamano Mujeres e sono spagnoli. Cioè, catalani.
E’ complicato.

Aggiornamento ore 23:58 di Lunedì 18 Giugno: tutto è bene quel che finisce ai quarti di finale.

Guida al tormentone estivo 2012

25 Mag

I tormentoni estivi sono una piaga sociale da anni e (purtroppo) abbiamo imparato a conviverci.
Ce n’è sempre uno per ogni obbrobrioso genere musicale. Dal teen pop alla dance commerciale, fino al reggaeton/salsa/merengue/noncapiscoladifferenza.
Poi ci sono i Best Coast.
Impossibile sperare di ascoltarli in un lido, un jukebox (esistono ancora? se sì, qualcuno li usa?), RDS, R105, Radio Globo o Radio Sound Cosenza.

L’avanzamento tecnologico ci ha fornito di questi piccoli strumenti che chiamiamo iPod (anche se si tratta di comuni lettori mp3, iPhone, Samsung Galaxy, e riproduzioni varie) e l’estate, paradossalmente, può essere il momento migliore per sfoderarli e isolarsi dal branco.

Che vi troviate nel ridente Salento, nella splendente Sardegna, o nella…ehm, mmm…Ostia, i Best Coast vi faranno fare un volo transoceanico fino alla sognata California.
Ecco, magari non l’avete mai sognata, ma il pensiero non dovrebbe fare troppo schifo.
Attrezzatevi subito e scaricate (aggratissè) The Only Place qui.
Ne varrà la pena e non ci saranno Ai si te pegu (come cazzo si scrive?) e Danza Kuduro varie a ricordarci che il mondo, spesso, è un brutto posto.
E, soprattuto, potrà sconfiggere uno dei peggiori ricordi della nostra vita: Infinito di Raf.

Eleonora Muoio

Speaking in Tongues

11 Mar

In questi giorni siamo un po’ a corto di materiale e mi ritrovo alle tre di notte a buttare giù parole nella vana speranza che, una volta unite, abbiano un senso.
Cosa sto ascoltando? I Kings of Leon. Sì, sì. Sono dei venduti, bla bla bla e io non ho alcuna voglia di disquisire (da sola) del concetto di commercializzazione musicale. 

Oggi ho visto il loro docufilm, Talihina Sky.

Lo zio ubriacone con il forte accento del sud emetteva suoni che ho fatto fatica a decifrare, però sembrava un sacco simpatico.
Tre quarti della band, da buoni figli di pastore pentecostale, hanno provato almeno una volta l’ebrezza dello speaking in tongues. Non parlo dell’ascolto dei Talking Heads ma di quella forma di trance  durante la quale si emettono suoni incomprensibili. La mamma dice che erano posseduti dallo spirito santo. E che le vuoi dire? Mica vorrai dare torto alla mamma?! Era così contenta.

Durante l’adolescenza i giovani Followill hanno abbandonato la chiesa e la scorsa estate Caleb, cantante e chitarrista, ha lasciato il palco all’improvviso. L’ha fatto emettendo suoni gutturali e non è più tornato.

Non si capisce quello che dicono loro, non si capisce quello che sto dicendo io.

You Knooow that I couuld uuse somebooodyy

Eleonora Muoio

Biglietto, prego

17 Feb

Sto scrivendo su di un foglio di carta, anche se non si vede.
Questo Intercity 552 è dotato di una sola presa nell’intero vagone ma non funziona. Elementare Watson.
Ho impiegato due ore a scrivere l’analisi di una delle tante sparatorie presenti in Fargo e sì, Buscemi era ancora, stranamente, vivo. Agevolo diapositiva.

Mi fa male la schiena.
Mentre l’iPhone improvvisa strampalate playlist musicali, prendo il libro di testo di un esame la cui utilità è ancora sospetta ai più.
Si intitola Il Terzo Viaggio; un sacco di pippe sociologiche sull’artista di strada, la sua filosofia, lo stile di vita, escetera, escetera. (purtroppo questo non è il sottotitolo, anche se avrebbe avuto il suo indubbio fascino)
On The Road di Kerouac viene citato una frase sì e l’altra pure. Elementare Watson, Parte II.
Mi fa ancora male la schiena.

Distolgo lo sguardo dal libro fotocopiato a pagine invertite (grazie copisteria *******), e guardo i monti innevati, l’infinità del cielo, escetera, escetera, e per un momento mi concentro seriamente sulla natura.
Rifletto sul viaggio in quanto metafora di libertà e penso che forse un giorno potrei dedicarmi anch’io a quella famosa vita bucolica, no?
NO! Madonna che bomba la batteria di sto pezzo degli Shins, devo pagare 100 euro di bollette.

Eleonora Muoio

Numerologia

18 Dic

Diciassette anni e una tv  perennemente sintonizzata su MTV.
Un giorno ti soffermi a guardare un video.

Mille dubbi:

“Last Nite?
Chi sono ‘sti fulminati?
Ma come cazzo sono vestiti?
…apperò il batterista!”

Pochi mesi e sei affetta dalla Strokesite.

Dieci anni ti fanno sentire vecchia. Soprattutto se provi le stesse emozioni dei giorni in cui ascoltavi Is This It e Room On Fire fino a fondere lo stereo.

Cinque anni per un disco sono troppi. Quando te lo ritrovi tra le mani sembri Winnie con un vaso di miele. Piace così così. Ma sei così accecata dalla felicità che neanche ti accorgi di alcuni orrori (vedi Metabolism).

Cinquantacinque euro per uno pseudo festival sono tanti soldi. Pensi ne valga la pena. La Barley Arts forse no.

Un blackout nella New York del 1977 ha mostrato la razza umana per quella che in fondo è: un po’ feccia.
Quattro blackout nella Vigevano del 2011 hanno semplicemente fatto girare le palle a 10.000 persone.

Cinquanta minuti di concerto sono pochi, ma mi sono bastati per capire che in fondo questa Strokesite mi piace un sacco.

Ventisei anni e pensare ancora che questa sia una delle migliori canzoni mai scritte.

Eleonora Muoio