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Fabio Gotama

6 Feb

di Fabio Di Folco

Senza tanti giri di parole..sono un coglione!
Mi sento così ripensando a quello che sono stato per ben 24 anni. Credevo di aver capito come funzionasse il mondo e credevo di conoscere le persone che mi stanno intorno; invece ultimamente sono venuto a conoscenza di avvenimenti che fin’ora ho sempre appreso con il telecomando in mano, verso le otto di sera mentre aspetto mia madre che dalla cucina urla: <E’ PRONTO!>
Omicidi, suicidi, mafia, disoccupazione…tutto era lontano dalla mia vita. Vivevo in una palla di vetro al riparo dalle negatività; poi un giorno arrivò qualcuno con un martello in mano e ruppe il mio guscio. Ero spaesato, incredulo! Capite ora perché mi sento un coglione? Più impari più ti accorgi di quanto eri ignorante, superficiale…illuso!

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Conoscete le origini del Buddhismo? Siddartha Gotama era un principe indiano che viveva segregato nel suo castello, tra le comodità e il lusso. Un giorno la sua curiosità lo spinse ad evadere da quelle quattro mura, ma una volta trovatosi all’esterno ebbe incontri diretti con la povertà, la malattia e la morte. Da quel momento Siddartha capì che la sua vita era una menzogna; decise così di vivere da eremita rinunciando ad una vita semplice e agevolata, meditando sul significato della vita.
Dopo questa piccola parentesi storico-religiosa ovviamente non voglio dirvi che diventerò un eremita, voglio dirvi che come Siddartha Gotama ho capito chi ero e so’ chi vorrei diventare.
L’uomo è superficiale e insensibile, pochi hanno la capacità di vedere cosa si nasconde dietro gli occhi di una persona senza fermarsi all’apparenza. Basta guardare bene l’immagine dell’iceberg per capire cosa voglio intendere.
Impariamo ad ascoltare (è difficile,troppo).

 

 

(Baustelle – Fantasma)

4 Feb

di S.S. Parisi

«Sin dal primo sibilo del primo violino o della prima voce di bambina satanica ci siamo accorti di essere in presenza di una vera e propria Opera e non del solito cd. Con tanto di intervallo e titoli di testa e titoli di coda. Le orchestrazioni sempre molto presenti, le ambientazioni cupe e/o solenni». Mi soffio il naso e incrocio le braccia al petto. «Tua cugina Irene di sette anni, a metà di “Monumentale”, si è rotta i coglioni e se n’è andata nell’altra stanza. Ha sbattuto la porta mentre bofonchiava “non lo sopportoooo ‘sto cattedratico!”.

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Boom. Sette anni e cinque mesi. Lasciala perdere. È la sua turbolenza a parlare. Non ha voluto aspettare il seguito. Capire l’Opera nel suo complesso. Un continuo richiamo di citazioni, dalla copertina alla “Nicoletta Elmi”, ai fraseggi alla Morricone, ai rimandi all’ultimo Stravinsky. Per non parlare del video de “La morte (non esiste più)” che è praticamente Fifteen Feet Of Pure White Snow di Nick Cave & The Bad Seeds. E, ti dirò, ho come l’impressione che il citazionismo ogni tanto piroetti e si capovolga su se stesso quando sembri voler prendere spunto da “I mistici dell’Occidente”. Francesco Bianconi che personaggio profondissimo. Sembra volerci parlare de La Morte quando è evidente che La Morte è solo una mise en scene. Un imbellettamento qualsiasi. Solo il pretesto che gli serve per lanciarci l’ennesima sfida intellettuale. Anche questa volta, Mr. Bianconi, non ha paura di guardarci dritto negli occhi per porci davanti al profondo e complesso interrogativo: ma, in fin dei conti, a cosa serve il citazionismo di maniera se poi il resto dell’Opera è priva di ispirazione?».

 

 

(La poetica di Franco Battiato)

29 Gen

di S.S. Parisi

“Ma Battiato, li mortacci sua. Mò è uscito n’artro cd. A quanto siamo? Trentacinque, trentasei. Quanto lavoro. Che lavoraccio. Un cd ispirato. Ispiratissimo. La poetica di Franco. Quella lì, sì. Della Spiritualità e dell’Impegno. Della Linea Verticale. Dei ricordi all’imperfetto di quanto eravamo giovani. Trentacinque, trentasei cd(s). Sempre coerente. Quant’è coerente Franco? Coerentissimo! Tu, invece! Ma ti sei visto? Un giorno dici una cosa, domani un’altra – non mi interrompere – e domani un’altra ancora. Poi non c’hai voglia, si vede”.
Prendo un maglione dall’armadio e un paio di calzini pesanti.kiwi_fruit

“Qual è l’ultima cosa che hai portato a termine? Tu sei indolente, pigro, poltrone, menefreghista, disimpegnato, incoerente, sconclusionato, disorganico e disorganizzato, confuso, caotico, confusionario, fesso e abulico. E, in un certo senso, se vuoi, questa poi è la tua poetica. Che, a mio personalissimo modo di vedere, gliela mette in culo alla poetica di Franco Battiato”.

 

 

Too Raging To Cheers

5 Dic

di Jacopo Pesci Rossi

Altri vagoni immersi nel fango. Svelte occhiate fuori dagli oblò. Fuggo. Ogni curva è un’onda, ogni fermata un’immersione. Puzza di fumo e vomito. Luci al neon, verde chiaro rapiscono la cornea, mentre vecchi e ansimanti fantasmi trascinano le loro umide vesti sulla banchina. Ventimila leghe dentro al cuore.

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Vendo caos. Il prezzo è un po’ di vita. Non s’accettano scambi. Il vecchio guardiano è lì, al solito posto. Un tutt’uno di muffa e edera. Il buio e poi il sole. Il nulla e poi il sole. Il vuoto e tutto ad un tratto il sole. Non so più a cosa abituarmi. Mi tufferò in un rapido sonno tra zanzare e lamenti incoscienti per non guardare. Il mio risveglio sarà il mare. Apri gli occhi. È la fine del mondo. Lotta eterna tra oceano e sabbia per il possesso del pianeta. Noi non centriamo nulla. Lasciamoli divertire. Noi, piangiamo.

 

E il vento dell’ovest rideva gentile

26 Nov

di Roberta Mazzeo

Ci son mille motivi per apprezzare un viaggio.

Compiacersi in quei piccoli rituali, come sfidare apertamente (e last minute) la propria valigia, dare un’occhiata furtiva al panorama dall’oblò, curiosare la mappa solo una volta arrivata, assaggiare il cibo locale: questo, per me, è uno di quelli.

Che poi non tutte le partenze saran soddisfacenti, anzi alcune deluderanno le aspettative, non importa.

Tutto ciò si compenserà con quelle poche volte in cui un luogo ti resterà dentro: perché di panorami mozzafiato ce ne sono tanti, ma raramente in grado di toccare le corde dell’anima.

Forse non ne potrai spiegare razionalmente il motivo, sicuramente godrai di quel piccolo attimo di serenità.

 

E se percepisci che un posto sussurra di te, donandoti qualcosa allo stesso tempo, allora ringrazierai tutto, il suo folklore, il cielo, il vento, persino la troppo frequente pioggia che, però, contribuisce a donare quei colori e quelle atmosfere: ed è bello provarci con una canzone.

 

 

Conta fino a dieci se hai il coraggio

19 Nov

di Fabio Di Folco

C’è uno scrittore che tempo fa una ragazza mi ha fatto conoscere, un certo Lorenzo Licalzi. Dico un certo solamente perché io e la lettura non andiamo molto d’accordo. E’ come se una persona che non capisce nulla di calcio dicesse “un certo Roberto Baggio”.
Lorenzo Licalzi ha pubblicato un libro intitolato “La vita che volevo”; è un libro che parla del destino (del caso per come la vedo io), del nostro futuro che cambia di secondo in secondo ogni qualvolta prendiamo una decisione al posto di un’altra, anche la più insignificante ai nostri occhi. Esempio lampante ne è il caso di Maddalena che il poeta ci descrive in un capitolo. Maddalena come ogni santo giorno si alza; solita doccia, solito trucco, mutande diverse si spera. Prima di timbrare il cartellino fa tappa fissa in un bar per prendere il suo solito caffè, anzi quel giorno non era il solito caffè, sapete perché? Perché Maddalena il caffè lo beve amaro poiché è a dieta, ma quel giorno volle concedersi questo piccolo lusso: una bustina di zucchero.
Fu così che Maddalena dovette girare il cucchiaino nella tazzina prima di gustarsi il suo caffè e quindi rimanere dieci secondi in più all’interno del locale. Maddalena paga, saluta cortesemente il barista e si avvia verso l’azienda in cui lavora; mentre cammina riceve una chiamata e inizia a frugare nella sua Louis Vuitton, ma tutti sappiamo bene che la borsa di una donna è un mondo, un mondo nel quale regna incontrastata la legge di Murphy, dove ti ritrovi fra le mani sempre l’oggetto sbagliato: se cerchi un rossetto troverai un pacchetto di Vigorsol e viceversa, quindi ci vuole impegno e concentrazione per trovare il cellulare prima che smetta di squillare.

Questo portò Maddalena a distrarsi e a non accorgersi di essere arrivata a un incrocio…SBAMMM!!!Maddalena venne investita e morì poco dopo in ospedale. Tutta la sua bellezza, la sua cultura, i suoi affetti, tutto sfumato così per via di una bustina di zucchero.
Io credo che la vita sia come costruire un castello con le carte da gioco in una stanza vicino ad una finestra aperta; ci vuole tempo,fatica e pazienza affinché il castello diventi sempre più grande e più bello. Ad un tratto però entra uno spiffero all’interno della stanza (nel caso di Maddalena una macchina) e il castello cade giù. Il grande problema della razza umana è quello di avere delle potenzialità mentali eccezionali
sorrette da un corpo fragile.

 

 

(il parquet delle case)

25 Ott

di S.S.Parisi

“La stagione del tuo amore non è più la primavera, ad esempio. Oppure le tue strane inibizioni non fanno parte del sesso. De Andrè Battiato. Voglio dire, sono altri Tempi.   Non migliori o peggiori, intendiamoci. Piuttosto, altri. Per intenderci, noi abbiamo i calembour alla Dente. Le schitarrate sofferte e lo-fi alla Vasco Brondi. I calembour, le scatarrate. E ce li meritiamo, sai, perché noi non soffriamo abbastanza. È così! Noi – non – soffriamo. Allora, seguimi”. Mi stiracchio e mi gratto il sopracciglio. “Il poeta – e su questo non mi fotti – è l’interprete più acuto del suo tempo. Vede al di là della membrana, come dici sempre tu. Posso dedurre che Dente o Vasco Brondi o chi ti pare vedano al di là della membrana. E noi, a giudicare dalle loro canzoni, siamo dei calembour viventi. Dei racconti lo-fi e ammiccanti. Insomma, voglio dire, quand’è l’ultima volta che hai sofferto veramente, esclusa la morte di tuo padre? Lo vedi, si tu soffri ma poi ti passa. I nostri genitori soffrivano. S’offrivano, alla Dente. Ascolta De Andrè. Quanto avranno sofferto i nostri genitori rispetto a noi. E soprattutto, quanto erano irrequieti”.