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Prendere o Lasciare e altre domande stupide

22 Mag

Prendere o lasciare?
E’ una domanda stupida, un quiz per italiani degli anni ’50, una banalità e una serie di lettere il cui effetto trovo, personalmente, cacofonico.
Prendere o lasciare?
Infondo è una gran cazzata.

No, perché non puoi scegliere tra prendere o lasciare. Se prendi, lasci, e se lasci, non prendi; più o meno è così. E’ una specie di gioco a somma zero: o stai come stai, e ti perdi le possibilità, il futuro, i cambiamenti e tutto quelle che ne viene; oppure vai avanti e ti perdi i posti, le persone, i ricordi, le passioni e i gusti. Piano piano, ma è così.
Insomma, se la vedi così, se la vedi bene, perdi. Sempre. E’ un giochino malefico e bastardo le cui soluzioni non stanno a fondo pagina, ma nascoste tra i nodi stretti e fitti che tu stesso hai fatto.

Allora che fai? Vai avanti o resti? Perdi oggi o perdi domani? Forse pareggi; forse vinci pure…forse però.
Che fai allora? Prendi o lasci? Io prendo molto tra un po’; e lascio molto tra un po’. Allora vado su iutub e continuo a chiedermelo…
Prendere o lasciare?

Alessandro Giustizieri

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Cosmetic, 10 Maggio @Circolo degli Artisti

27 Apr

In uno dei miei vani e – per dirla tutta – non troppo convinti tentativi pseudo-giornalistici, qualche anno fa ho visto di un gruppo che ho descritto parlando di schitarrate, occhi in basso, e poco altro.
Non è un caso che adesso io venda suonerie, ma tant’è.
Stanotte ho messo il loro nuovo pezzo su iutub, come fanno i bimbi che ci sanno fare con il computer.
Ecco, alla faccia delle schitarrate! questo pezzo ti entra dentro come un trapano nel cervello. E la cosa bella è che lo fa senza sporcare. Nel senso, non è una di quelle sboronate rock pesanti che ti fanno male i timpani. Non credo che il cantante urli mai, a dirla tutta.

Ripete ossessivamente una frase, sempre la stessa, più o meno. Sotto passa decisiva e indifferente una batteria; anche lei sempre la stessa, che andrebbe avanti così anche davanti ad una donna nuda, ad una guerra o a quelle poche altre cose che possono sconvolgerti la vita. E tutto intorno le chitarre – eccole finalmente – a trasformare quel sudiciume tipico del rock in un pacco regalo messo a punto per Natale.

Forse qualche anno fa non ci avevo capito un cazzo, e la cosa è plausibile.
Forse sono molto meglio di qualche anno fa. Si racconta abbiano fatto una cura. Si dice che si senta, e che si sente già.
I Cosmetic, quelli di cui non c’ho capito un cazzo, vengono al Circolo, il 10 Maggio, come una guerra, o come una donna nuda, per sconvolgerci!

Alessandro Giustizieri

Arrivo tardi, a volte

16 Mar

Ho il vizio di dire che non cambio mai idea. Cazzate.
Sulla musica ho cambiato idea tre volte. La prima: non conta. La seconda: MGMT. La terza: oggi.

Sai quando una cosa ti piace, ma non sei convinto? quando la senti, è ok ma, non lo so. Oggi ho capito.
Ho capito che può non convincerti, che puoi tremare per strada. Che puoi essere bizzarro, e puoi sbagliare delle cose. A volte.
Ma va bene lo stesso, certe volte. Perchè poi c’è la classe, c’è la musica fatta per bisogno di farla. davvero. E non sono cazzate a volte.

Oggi ho parlato di accordi e strumenti antichi. Oggi ho parlato di dischi fatti perchè non c’era più spazio in testa.
Oggi ho fatto 15 ore di lavoro, con 13 minuti di pausa a pranzo – non per lamentarmi. Alla quattordicesima ho sorriso. Sentendo un pezzo, tremolante, sottovoce e di gran classe.

Alessandro Giustizieri

La Buona Stagione

6 Feb

Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, passo dai 90 a 140 minuti in metro. Sottoterra, come i topi e, vi assicuro, siamo un bel po’ di ratti in giro per Roma.

Ogni giorno penso che una barra due ore della mia vita se ne vanno su rotaie non visibili agli occhi – tranne che per brevi tratti della linea B. Persi, per sempre. Forse.

Ogni settimana sono 10 ore: in pratica, un altro giorno. Un’altra vita. Ahimè.

Solo che ogni tanto non sono persi, non tutti. Per esempio ti capita di sederti affianco di una bionda straniera, che hai conosciuto per lavoro. Certo, il primo pensiero è quello che tutti stiamo immaginando… si quello. Vabbè, quello non è successo, ahimè (e sono due). Però mi ha passato una cuffietta del suo Ipod- che se in questa frase si esclude l’Ipod e ci si mette un walkman è uno dei più antichi gesti d’amicizia che la mia generazione ricordi.

Quel giorno, in quell’ora di metro, non ho perso tempo. Quel giorno, grazie alla bionda straniera ho conosciuto Bon Iver (che poi è Bon ivèr o Bon Aiver.. Ovvero, meglio i francesi o gli inglesi? Mah!).

Lui è americano, dolce e sofisticato o, come direbbe qualcuno, giustizieroso!

Opinioni, matematica e pregiudizi

11 Gen

Ho sempre pensato di non c’entrare granché con gli ingegneri, o con i futuri ingegneri, che poi è un po’ la stessa cosa.
Eh si, gente chiusa come ricci, paraocchi con le gambe; mostri da scrivania che trasformerebbero tutto in x e y se solo potessero.
Gente appassionata a squadrette, numeri, ponti, sistemi informatici, al più.
Poi ti trovi in un paese del medio Salento, di sera, IN DUE, davanti ad un rustico (una sorta di luogo comune ambulante, ahimè, lo so!) e scopri che poi, alla fine, tutta quella matematica è anch’essa opinabile. Per esempio, pare che quando la terra trema, gli edifici si muovano in indefiniti modi diversi, e non si sa quali sono quelli che ti fanno crollare il tetto sul collo. Opinione dunque.
Poi ci pensi e scopri che la musica è matematica, che quando ti lamenti perché non si sente la voce del cantante è perché il suddetto esprime le sue doti canterine in un edificio alla cui realizzazione non parteciparono ingegneri e perché il fonico non ha fatto ingegneria (rieccoci) del suono.


Che le “botte al petto” che ti arrivano ad un concerto sono onde, roba fisica insomma.. E io, stupido, che pensavo di non averla mai capita.
Ultimamente un centro super-sperimentale – manco a dirlo – americano ha scoperto che il colpo di fulmine, se esiste, è una reazione delle sinapsi del cervello. Chissà il rock, se esiste – chiedere al buon Castaldo – da quale strano processo neuro-fisiologico derivi.
Tant’è… io, come vi dicevo, di fisica non ci ho mai capito un cazzo, continuo a non capire gli ingegneri, anche se mi tocca, a quanto pare, ringraziarli, per tutti i soldi che ho speso, che spendo e che spenderò in concerti! Grazie cari, che dubbio e opinione vi accompagnino sempre!

Alessandro Giustizieri

E Buon Anno anche a voi!

29 Dic

Che anno strano ‘sto 2011. Classica cifra che non si caga nessuno, con sto 1 alla fine, e invece..

E non è stato strano per B. che si dimette, anche se ci ha messo un po’; o per chissà quale eclissi storica (che ne so io, ce n’è una all’anno!).

Anno strano sto 2011, si diceva, strano perché un anno così ti può spaccare l’anima e non ci puoi fare niente.
Strano, perché a un certo punto ti buttano fuori dalla casa del Mulino Bianco, manco fosse un reality di Serie B, o di Canale5, più o meno siamo lì.
Strano sto 2011, che fai 25 anni festeggiati al sushi bar, e smetti in 6 mesi di essere piccolo, che ti paghi le tasse da solo e non ti abbracciano nemmeno quando piangi. Che intorno ti piangono tutti e che tanto non cambia niente. E niente ancora.

Che strano sto 2011, con la crisi e tu che non la senti, ma lei c’è e quindi non puoi fare cazzate. Che tutto può finire in un attimo se non stai attento, e se stai attento può succedere uguale.
Strano sto 2011, che una telefonata piena di “dai, non ci credo”, ti dice che anche la tua persona preferita sta cambiando, e che la sua persona preferita non sei più tu – che un po’ già lo sapevi.
Che strano sto 2011, che alla fine, quando tutto sembra brutto, ti si ferma il cuore, e si ricostruisce da solo, stavolta. Sotto 4 chili scarsi di peso (SOTTO).

E tutto questo, con la musica, sia chiaro, non c’entra un cazzo!

Alessandro Giustizieri

A!

15 Dic

Ce l’hanno fatta anche con me.
Se non consideri quegli sfuggenti attimi di bagliore, ce l’ho pure io…
come cosa? la malattia di questo secolo – che se il buon giorno si vede dal mattino sarebbe meglio archiviare.
IL FARE, o meglio il mito del fare.
E ti fanno giocare a mosca cieca per anni, con una benda legata chissà dove, e devi andare.
Dove? poco importante. Come? ancora meno. Con chi? figuriamoci.
E nessuno sembra avere senso, siamo tutti come schegge impazzite e io sto scrivendo un altro post su quanto tutto questo faccia schifo eppure lo faccio ogni giorno. Cristo!

E poi ti ricordi. Si, ti ricordi di com’è la sensazione; di perché cercavi quei momenti.. quei pochi, forti, e fondamentali momenti in cui qualcuno; qualcuno con una chitarra – il più delle volte – si ferma, tu ti fermi e lui, lì con sei corde e una voce, ti dice qualcosa.

Qualche settimana fa ho tenuto in braccio mia nipote di un mese.
Spero che un giorno metta su un disco, vada a un concerto, perché il suo oggi sarà più frenetico del mio, e allora le servirà davvero qualcuno che la fermi e che finalmente – cristo! – le dica qualcosa.

Alessandro Giustizieri