(il parquet delle case)

25 Ott

di S.S.Parisi

“La stagione del tuo amore non è più la primavera, ad esempio. Oppure le tue strane inibizioni non fanno parte del sesso. De Andrè Battiato. Voglio dire, sono altri Tempi.   Non migliori o peggiori, intendiamoci. Piuttosto, altri. Per intenderci, noi abbiamo i calembour alla Dente. Le schitarrate sofferte e lo-fi alla Vasco Brondi. I calembour, le scatarrate. E ce li meritiamo, sai, perché noi non soffriamo abbastanza. È così! Noi – non – soffriamo. Allora, seguimi”. Mi stiracchio e mi gratto il sopracciglio. “Il poeta – e su questo non mi fotti – è l’interprete più acuto del suo tempo. Vede al di là della membrana, come dici sempre tu. Posso dedurre che Dente o Vasco Brondi o chi ti pare vedano al di là della membrana. E noi, a giudicare dalle loro canzoni, siamo dei calembour viventi. Dei racconti lo-fi e ammiccanti. Insomma, voglio dire, quand’è l’ultima volta che hai sofferto veramente, esclusa la morte di tuo padre? Lo vedi, si tu soffri ma poi ti passa. I nostri genitori soffrivano. S’offrivano, alla Dente. Ascolta De Andrè. Quanto avranno sofferto i nostri genitori rispetto a noi. E soprattutto, quanto erano irrequieti”.

 

 

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