La vita che vorremmo avere avuto quando non l’abbiamo più

28 Set

di Martina Sanzi

 

Attenzione: per poter continuare a leggere, si consiglia l’ascolto forzato di Rugla, della Amiina.

 

La mattina ci svegliamo con il sordo rumore della sveglia e detestiamo il mondo. Un giorno perché abbiamo sonno, un altro perché non vogliamo in quel determinato posto o perché la sbronza della sera prima si fa sentire appena il primo raggio solare incontra i nostri occhi martellandoci i timpani, quasi come se ci vibrassero i neuroni. Vorremmo dormire ancora ma ci alziamo lo stesso. Come ogni mattina facciamo in modo che il nostro piede rigorosamente scalzo incontri di forza lo spigolo più appuntito della stanza. Imprecando quel santo che porta il nome di una mucca solo più grande,  zampettiamo a zig zag e raggiungendo a tentoni il bagno, ci sciacquiamo il viso, togliendoci di dosso le risate, le urla, gli schiamazzi della sera prima, i concerti che abbiamo udito scivolano via dalle orecchie e ciò che rimane è un semplice ronzio e un sorriso ebete stampato in faccia. Ci fa schifo guardarci allo specchio perché temiamo di giudicarci negativamente, beviamo di corsa un misero ma dolcissimo bicchiere di latte freddo con un paio di biscotti. Sono passati 5 minuti e non ci siamo resi ancora conto di quanto sia bello essere lì, a urlare contro tutto ma con una forza che non svanisce mai, neanche con il passare dei giorni.

© Martina Sanzi

Il tram pieno, il traffico cittadino, lo stereo della macchina a palla, le litigate con chi non si sa per quale motivo è sempre sopra di te o le discussioni con chi arriva dopo di te in coda ma pretende che tu gli ceda il tuo posto solo perché hai 25 anni e quindi che cazzo può fare uno come te, se non sedersi su una panchina e attendere che il lavoro dei suoi sogni venga giù?

‘Non penserai che vendere due dischi, suonare davanti a cento persone,  guadagnarti da vivere prendendo per il culo le emozioni altrui sia un mestiere?’

‘Certo che no, passi pure avanti che tanto non ho niente da fare.’

Beh , poi c’è il sole, i piccioni che ti cagano in testa, la vecchietta  che va ad uno all’ora mentre tu hai fretta, l’odore dei cornetti vicino casa che ti fa rinunciare alla dieta, i pranzi improvvisati su un prato, l’ipod che si inceppa quando avete più o meno 3 km di cammino, la vostra playlist preferita che vi rallegra la giornata e le sfide improvvisate con i vostri amici, a chi dice più cazzate intorno ad un tavolo, soprattutto quando il primo premio più ambito della casa è semplicemente una bottiglia di birra o una tazza enorme di gelato al cioccolato.

Se ci privassero di tutto questo, avremmo smesso di esistere.

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