La Rabbia

15 Set

di Giulia Nardi

Mi piace sentire la rabbia. Almeno ogni tanto. Perché sì, di solito preferisco musica bella, voci accomodanti, violini, archi e qualche synth delicato. Ma ci sono momenti in cui guardi fuori e le cose sono dure, nere, ruvide, spigolose. E allora di sentire una voce carina non ne hai per niente voglia. Allora la musica smette di essere un palliativo e diventa la conferma urlante di tutto quello che non va, di quello che poteva andare e invece, di quello che sta in fondo e brucia, scotta, rode.
E’ la confusione, quella in cui non ci sono chitarre ma suoni digitali che stridono e che rotolano fino a un punto di indistinzione, di caos, di fusione.

Laggiù non c’è morale, non c’è sociale, c’è solo decostruzione e sfogo libero, senza canali, senza corsie preferenziali.
Insomma mi sforzo di guardare la gente senza digrignare i denti ma a volte è inutile controllarsi; regaliamo ai passanti il nostro muso distorto. Scordatevi di quella rabbia di moda che ci rende tutti giovani, belli, ribelli e anticonformisti. A volte si è incazzati davvero e allora sti cazzi di dirlo in modo fico, di bestemmiare in modo simpatico, di prendere like su facebook con qualche stato acchiappa-consenso, di farsi consolare poi da quello più carino.
Io, ad esempio, lo dico con i Death Grips.

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