Illeggibili e confuse impressioni su I Mostri e sull’essere ascoltatori di rock, oggi

17 Lug

di Andrea Macrì

Io avevo ascoltato, de I Mostri, solo la canzone “Camilla”, e non è che mi avesse fatto impazzire.
Poi sabato sera, a Roma Brucia, causa amici-cena-e-altre-cose, sono riuscito a vederli solo per l’ultimo pezzo, “Che Italia è?”. Pezzo che, un attimo dopo, stavo canticchiando mentre mi avviavo per raggiungere nuovamente i miei amici fuori dallo stage. Pezzo che il cantante ha chiuso spaccando la chitarra.

Io non so cosa pensare de I Mostri. La loro non è (mi pare) musica innovativa, e questo lo dico in un periodo della mia vita di consumatore musicale in cui sto cercando di agganciarmi all’attualità, in cui cerco di ascoltare tanta roba nuova, dopo che, per anni, ho ascoltato solo roba vecchia o che comunque aveva la particolarità di muovere il rock un passo più in là, quanto a novità. Novità che spesso erano del 1994, al massimo (mea fottuta culpa).

Foto di Claudia Picone

Ma quell’ultimo pezzo de I Mostri mi ha ricordato una cosa: che esiste ancora gente che si sbatte per questa musica, che ci crede, e non riesco a vedere (nemmeno in quel gesto della chitarra spaccata), un tentativo di hype – l’hype credo sia ciò che sta distruggendo tutto il rock.
Che c’è gente che, anche se non sarà D. Boon o Lou Reed o Bob Dylan, è animata dalla splendida motivazione del rock: far muovere il culo non spegnendoti il cervello. E che, anche se non c’è innovazione, spesso basta solo il famoso sacro fuoco.

Ora mi trovo qui a pensare che, alla fine, gli ascoltatori non dovrebbero essere distratti da altro che non sia la musica (e qui mi trovo davanti alle porte di un discorso talmente complicato, legato alla curiosità delle persone, che a sua volta dovrebbe derivare dalla loro educazione/formazione culturale – secondo me -, che non voglio nemmeno azzardarmi a fare quel passo per superare quelle porte, per evitarmi un mal di testa colossale e infiniti salti tra una contraddizione e l’altra).

Io l’altra sera, durante quel pezzo, mi sono sentito solo con la mia cultura e col mio istinto (credo sia ciò che intendo con “farsi distrarre solo dalla musica”), da un lato pensando “questi tizi, non so perché, mi ricordano i Libertines” e, dall’altro, ritrovandomi a canticchiare il pezzo di cui sopra. E credo questi siano due grandi meriti – ma può anche darsi che il mio sistema di valori sia sbagliato, eh!?
Spero solo non facciano la fine dei Libertines. E che non pensino mai – bontà loro – all’hype.

Poi – ripeto – io non li conosco benissimo. E avrà ragione chi vorrà dirmi: “chi sei tu per giudicare?”.

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3 Risposte to “Illeggibili e confuse impressioni su I Mostri e sull’essere ascoltatori di rock, oggi”

  1. Andrea De Toma luglio 19, 2012 a 13:13 #

    bel discorso, pieno di spunti. Mi permetto di dire la mia: rileggendo ciò che dici vengono fuori tre punti sostanziali su cui vorrei argomentare: 1. innovazione nella musica 2. contenuti dei testi 3. feel, “fuoco sacro”. Loro sono i Mostri, sono una band (che a me non piace) e tu sei l’ascoltatore, lo spettatore. Loro ti offrono qualcosa, un prodotto artistico, e te lo hanno offerto in un live. Il live davanti ad uno spettatore che non ti conosce è una cosa difficile. C’è necessità di creare dei “ponti”, qualcosa che possa servire per potersi parlare, comunicare. Come due persone che non si sono mai viste e parlano lingue o dialetti diversi. C’è bisogno fondamentalmente di attirare la tua attenzione, di ascoltatore. C’è bisogno di attirare la tua attenzione fino a quando, lentamente, ci si comincerà a capire (Lo vuoi chiamare hype? Secondo me l’hype è la stessa cosa proiettata sul web). La musica richiede tempo, è un linguaggio. Hai citato nel tuo post 3 cose che sono per te dei potenziali “ponti” tra musicista e ascoltatore. Esempio: quando vai a vedere un live e trovi un gruppo che esprime una grande ricerca sonora, sperimentale, probabilmente nei sarai attratto (poi vedrai dopo se c’è reale validità musicale o è qualcosa di sterile, ma inizialmente l’attrazione c’è). Stessa cosa vale per gli altri due punti. Però c’è qualcosa che magneticamente crea attrazione. Quella stessa attrazione che, se prosegue, finirà per creare un legame tra artista e fruitore dell’arte. La risposta che mi sento di darti però è che, secondo me, tutto questo potrebbe essere sostanzialmente uno specchio per le allodole. Cioè, questo è il modo con cui due entità si conoscono, si cominciano a parlare. Siamo sicuri che questi “mostri” abbiano qualcosa da dire musicalmente? Cioè, proviamo a ridurre all’osso tutto. Facciamo finta che i testi non ci siano, che non ci siano quelle (un po’ tristi) chitarre spaccate, che non ci siano i rayban wayfarer bianchi, proviamo ad astrarli anche dal loro contesto storico (si, sono la copia dei Libertines) e tutto quello che è sostanzialmente costruito SOPRA la musica. Proviamo a pensare alla musica come farebbe un alieno che non capisce nulla. A me non piacciono, poi potranno piacere, ma a me non dicono davvero nulla. E per questo, proprio perchè manca quella potenza di messaggio musicale, mi sembra un po’ piatto tutto il resto.

    • la tua fottuta musica alternativa luglio 19, 2012 a 19:39 #

      Capisco il tuo discorso e lo apprezzo. Ti risponderò per punti, per mettere ordine nella confusione regnante, tra il mio post e il tuo commento.
      1. hype. Per me hype non è un ponte che può venirsi a creare tra una persona e un artista. Per me l\’hype è un ponte (spesso terribile e fatto di piastrelle di marketing) collettivo, un passaparola che influenza chi di un artista/argomento/cosa non aveva sentito parlare. L\’hype è una cosa costruita, o comunque guidata. E in questo post si condanna l\’hype.
      Non solo: ho cercato di dire confusamente che l\’hype è per me una cosa che allontana la gente dalla musica in una maniera subdola, ovvero facendole pensare ancora che sia la musica a farla da padrona. Inoltre, ho cercato di dire che quell\’ultimo pezzo sembrava sussurrarmi che forse c\’era della carne sotto al fumo del possibile hype attorno ai Mostri (anche se non so se ce ne sia e sinceramente non mi importa).
      2. innovazione: ho imparato ormai che la ricerca dell\’innovazione sta distruggendo gran parte del rock. Diciamoci la verità: il rock è per la maggior parte, ormai, riciclo. Le musiche innovative sono altre (vedi elettronica, vedi certo hip hop sghembo). E anche l\’essere alternativi è una questione impossibile ormai: ricordo questa splendida intervista a Umberto Palazzo in cui lui diceva che la sperimentazione sta diventando omologazione, sostenendo che, se così tante persone fanno sperimentazione, la sperimentazione stessa, che è per sua natura cosa isolata, diversa, dirompente, diversa e dunque non per tutti, è diventata ormai una specie di sentire comune. Che poi i Mostri non siano innovativi, poco importa perché
      3. il sacro fuoco è forse l\’unica cosa che ormai uno può ancora cercare di sentire: gruppi come Libertines o QOTSA ne hanno, ma ti sembra che sia innovativi? A me sembrano solo persone che hanno scritto canzoni non belle, ma grandi.
      Magari I Mostri non hanno quel sacro fuoco, magari l\’insieme di variabili che hanno influito su uno come me a uscire dallo stage per canticchiare (mi dispiace usare questo espediente, ma se mi conoscessi sapresti che non sono uso a farmi conquistare facilmente al primo ascolto) erano incalcolabili, ma qui sta la differenza (credo) tra gli ascoltatori del mondo: è lì in basso, nel profondo, nel cuore che vediamo noi di una band che sta il vero fuoco – che per il sottoscritto è semplicemente un altro modo per chiamare l\’autenticità -, solo che alcuni lo vedono, altri no. Tutto qua.

      Andrea

      • Andrea De Toma luglio 20, 2012 a 16:11 #

        questo discorso fa na cifra ’77 🙂 Comunque concordo sostanzialmente su tutto (soprattutto su ciò che puzza di ’77). Poi guarda, ti dico, io amo la sperimentazione (ho una fissa storica per i GY!BE) Il dramma quando la sperimentazione non è il fine per esprimere qualcosa di particolare, cioè la ricerca di un linguaggio, ma la sperimentazione diventa l’unica finalità. D’altra parte è pur vero che la musica è un qualcosa di sociale, è giusto cercare di ritagliare il proprio linguaggio. E’ necessario, per essere davvero validi, avere qualcosa che ti renda riconoscibile. Cioè, se ti ascolti 5 secondi di una canzone dei Raveonettes penso che puoi metterci la mano sul fuoco che sono i Raveonettes. Stessa cosa per i Beach Boys. Il problema è quaso si cerca un linguaggio valido, originale, interessante per poi non comunicare davvero niente. E’ questo che rende sterile buona parte della sperimentazione… Bei discorsi comunque.

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