Lo Stato Sociale

9 Giu

di Giulia Nardi

Come una batteria che si carica giorno per giorno, nei meandri della vita storta e sudata.
Si accumula l’energia, incastrata, costretta, pulsante.
Poi quando si scarica lo fa nell’arco di poco più di tre minuti; il tempo di un pezzo, il tempo di vomitare tutto, il tempo per muoversi in modo scoordinato con le braccia, per urlare il disagio sarcastico e appassionato di una gioventù che arranca alla porta del successo ma non riesce mai ad entrare.


Alla fine ci vuole solo un po’ di coraggio, per iniziare sì, ma dopo qualche parola le altre spingono e strepitano che riesci già a sentirne l’eco. Quando inizi poi sei completamente te stesso, di fronte a quello che non va e per cui potresti incazzarti e invece hai deciso di scrivere musica, di farlo ridendoci sopra, ballandoci sopra. La camicia sbottonata, battere il tempo sulla crisi, sul precariato, sulla critica musicale, sulle ragazze viziate, sugli indie che storcono la bocca, sulle relazioni e sui nuovi modi di volersi bene.
Insomma lo stato sociale, che blatera in questo stato di merda, sopra la punta dei pregiudizi e tra gli spazi vuoti della generazione dell’Ikea, dei suoi infantili modi di attirare l’attenzione.

 

 

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Una Risposta to “Lo Stato Sociale”

  1. icittadiniprimaditutto giugno 9, 2012 a 10:05 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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