Alternative frustrazioni

5 Giu

Sono nato e cresciuto in provincia, nella provincia piccola, nella provincia ignorante e ignorata, lasciata al suo destino nelle mani di gente dalla dubbia moralità (“eufemizzando” il tutto). Ad un ventenne la provincia sta stretta, un ventenne vuole vedere il mondo, viaggiare, scoprire posti e persone.

Ed ecco che comincia il momento vaneggio: “Appena mi sarò laureato scappo da questo buco”. “Appena trovo i soldi vado a vivere a Londra”. “Appena sarò indipendente mi trasferisco a Berlino”.
I progetti a vuoto, le promesse mai mantenute, la verità però è che non sono i ventenni a non riuscire, non sono i giovani a fermarsi al primo ostacolo; è la provincia. La provincia crea un assuefazione peggio di una droga, la provincia ti tiene stretto a sé come una madre apprensiva fa con un figlio ai suoi occhi mai cresciuto. Pochi ce la fanno veramente, pochi vanno via, gli altri restano dietro, in provincia, con i loro sogni e le speranze senza mai vederli realizzati ma neanche se ne rendono conto, continuano a dire le solite frasi e a progettare i castelli di carta che li aiutano a dormire la notte con la speranza che domani si cambia.

Ma la verità è una soltanto: come ha detto qualcuno “la provincia ci ha uccisi”.

Antonio Di Monaco

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