L’autore non si sente rappresentato dal finale ma non aveva tempo per cambiarlo

19 Mar

Nedo se ne stava nel suo piccolo cubo a smistare telefonate. Quella forma spigolosa ma regolare era
il suo contenitore da più di un anno ormai, e alcuni amici vedevano la cosa quasi come una specie
di contrappasso per quel che Nedo – appena finita l’università – aveva detto a un suo amico – anch’egli fresco di laurea –
vedendolo per strada a fare volantinaggio: “io non mi abbasserei mai a questi livelli”.

Il call center, nella visione della nostra società, è l’inferno. Non più fatto di gironi, ma di piccole porzioni
di spazio in cui la contraddizione tra la continua comunicazione che va instaurata e la solitudine che
quello spazio stesso presuppone sono una nuova pena moderna. In un certo qual modo, Nedo considerava però il suo lavoro
una specie di atto eroico. E anche io lo consideravo tale, dopo aver letto “Il re pallido”.

Il giorno in cui Nedo dovette chiamare la sua ex storica, quella per cui provava spasmi toracici al solo vedere
una donna anche solo lontanamente simile per strada (ed era passato un anno e più, ormai), dal suo cubicolo,
e domandarle di alcuni crediti e far finta di essere gentile ma riconoscere la voce di lei (e lei, imbarazzata,
aveva riconosciuta quella di lui ed aveva fatto finta di nulla, seguitando a parlare di conti) e dentro sentire
una stretta da “svenimento infuocato”, quel giorno ci fu un evento nella storia della sua mente:
aveva comunicato da un buco solitario in cui proliferavano le comunicazioni – un uomo che sapeva che le comunicazioni
erano la parte che univa potenzialmente le solitudini – ad una persona che per lui era stata la fuga dalla solitudine stessa
e la cosa più vicina ad una comunione-di-intenti-e-anime, e che quella comunicazione era stata la cosa più schizofrenica di sempre, la testa di Nedo una specie di ronzio sotto il rumore della gentilezza e della linea telefonica, il suo cuore una specie di cornetta con nulla dall’altra parte del capo. Almeno, questo è quel che penso.

Andrea Macrì

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Una Risposta to “L’autore non si sente rappresentato dal finale ma non aveva tempo per cambiarlo”

  1. icittadiniprimaditutto marzo 19, 2012 a 09:27 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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