La monotonia la lasciamo a chi se la merita

15 Mar

The year of hibernation non è un disco urbano; di questo ne sono certa.
I suoni non si intonano a clacson, lavori in corso e vocio disperso. Si intonano però a piccole cascate, a zampe che si muovono nell’erba e al rumore del sole, che poi il sole non ha rumore ma capite cosa voglio dire.
Il disco è bello, di quella bellezza da cuore gonfio. E’ talmente delicato da diventare invasivo. È nativo, ancestrale, da farti venir voglia di spogliarti.
Come in una foto di Ryan McGinley , la gioventù che scende dalla macchina, si toglie la cravatta e comincia a vivere davvero.

© Ryan McGinley

Il movimento è spontaneo, elegante e mai ripetitivo; la monotonia la lasciamo a chi se la merita. Noi meritiamo di meglio, no? Meritiamo almeno di ascoltare un bel disco e ricordarci che c’è qualcosa oltre la città. E magari riuscire a vivere quella stessa città- la folla che spinge, le facce stanche e i rumori fastidiosi – con un po’ di emozione in più. Un’elettronica che non ricorda la tecnologia e che comunque mantiene la sua modernità, un disco giovane e centellinato, ogni pezzo una goccia, ogni suono un suggestione. Youth Lagoon ha fatto centro al primo tentativo. Mi è capitato di ascoltarlo e guardare in alto, oltre i palazzi, per provare ad ascoltare anche io, nonostante il trambusto, il rumore del sole.

Giulia Nardi

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