Toposhot

22 Nov

Io e F. abbiamo il fagotto dietro ai sedili. Il movimento della busta di plastica produce un fruscio irregolare che mi ricorda leccornie.
Sulla Panda scassata di F. (ribattezzata “Trattore”), lungo strade sterrate, in mezzo a varie coltivazioni (spesso rubiamo meloni), sobbalziamo nella calura estiva del primo pomeriggio.

Nel cofano: corde, reti per raccogliere olive, un’accetta e un fucile.
Alla sua casa di campagna, posiamo il fagotto su un blocco di cemento, tra due alberi. Estraiamo la busta da sopra, come un mago con un foulard.

Nella trappola c’è un topo. La coda fuoriesce dalla gabbia: sembra più la riproduzione di un cliché da cartone animato che un reale prolungamento di quell’animale.

F. va verso la macchina. Torna col fucile carico, mentre controlla qualcosa al cellulare. Si ferma e punta l’arma contro la trappola. Il topo guarda da un’altra parte: nessuna lamentela.

“Dobbiamo chiamare Gidio per il calcetto”, dice F.
Poi spara, e nessuna foglia di ulivo si muove veramente.

Andrea Macrì

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