Un gioco di società svedese dal nome “Ti ricordi?”

2 Nov

Non so quante volte ho sentito usare l’espressione “underground”.
Una band underground, un film underground, un club underground:
tutti seppelliti, insomma.

Poi mi sovviene che, se devo pensare in musica, per davvero, a una band che riassuma il concetto di “underground” , mi viene in mente una band in particolare: gli Husker Du, 
i cazzo di Husker Du che nessuno ascolta.
O pochissimi.

Eppure, la mia idea di underground sta tutta qui: qualcosa di non ammorbidito troppo per masse (che, si sa, non hanno cuore e poca anima), ma nemmeno di avanguardistico così tanto da risultare inumano.

Per me, il perché resta un mistero insopportabile, anche perché gli Husker Du hanno tutto:
un suono maestoso e differente, canzoni divertenti, dure, veloci, morbide, cazzute, profonde, intelligenti ma non snob.

Il vero underground è sempre qualcosa che viaggia alla velocità della vita, e alcune – rarissime – volte la anticipa.
Almeno così dicono i critici d’arte, e io mi limito a fidarmi di loro.

Andrea Macrì

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