L’amore ai tempi della fuga dei cervelli

25 Ott

Se mai dovessi decidermi a completare il romanzo che cominciai due anni fa penso che lo chiamerei L’amore ai tempi della fuga dei cervelli.
Un po’ Garcia Marquez, un po’ Fabio Fazio. D’altronde, io sono qui per fare una sola cosa: soldi.

Ehi, gente là fuori: avete sentito anche voi, dentro la stanza dei bottoni di voi stessi, quella specie di cambiamento – a metà tra la rivoluzione personale e una malamente dissimulata evoluzione – che si potrebbe definire come “perdita delle illusioni”?

Ecco: è la fame. Prima di pensare a un mondo migliore, bisogna placare il sentirsi affamati. Ma questa mia idea ha poco a che fare con Steve Jobs, e molto con la soglia che ci divide – almeno, molti di noi – dall’andare a dormire sotto un ponte.

Speriamo là sotto di avere almeno delle valide riviste musicali, come coperte.

Andrea Macrì

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