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Stiamo Lavorando Per Voi

13 Feb

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Fabio Gotama

6 Feb

di Fabio Di Folco

Senza tanti giri di parole..sono un coglione!
Mi sento così ripensando a quello che sono stato per ben 24 anni. Credevo di aver capito come funzionasse il mondo e credevo di conoscere le persone che mi stanno intorno; invece ultimamente sono venuto a conoscenza di avvenimenti che fin’ora ho sempre appreso con il telecomando in mano, verso le otto di sera mentre aspetto mia madre che dalla cucina urla: <E’ PRONTO!>
Omicidi, suicidi, mafia, disoccupazione…tutto era lontano dalla mia vita. Vivevo in una palla di vetro al riparo dalle negatività; poi un giorno arrivò qualcuno con un martello in mano e ruppe il mio guscio. Ero spaesato, incredulo! Capite ora perché mi sento un coglione? Più impari più ti accorgi di quanto eri ignorante, superficiale…illuso!

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Conoscete le origini del Buddhismo? Siddartha Gotama era un principe indiano che viveva segregato nel suo castello, tra le comodità e il lusso. Un giorno la sua curiosità lo spinse ad evadere da quelle quattro mura, ma una volta trovatosi all’esterno ebbe incontri diretti con la povertà, la malattia e la morte. Da quel momento Siddartha capì che la sua vita era una menzogna; decise così di vivere da eremita rinunciando ad una vita semplice e agevolata, meditando sul significato della vita.
Dopo questa piccola parentesi storico-religiosa ovviamente non voglio dirvi che diventerò un eremita, voglio dirvi che come Siddartha Gotama ho capito chi ero e so’ chi vorrei diventare.
L’uomo è superficiale e insensibile, pochi hanno la capacità di vedere cosa si nasconde dietro gli occhi di una persona senza fermarsi all’apparenza. Basta guardare bene l’immagine dell’iceberg per capire cosa voglio intendere.
Impariamo ad ascoltare (è difficile,troppo).

 

 

(Baustelle – Fantasma)

4 Feb

di S.S. Parisi

«Sin dal primo sibilo del primo violino o della prima voce di bambina satanica ci siamo accorti di essere in presenza di una vera e propria Opera e non del solito cd. Con tanto di intervallo e titoli di testa e titoli di coda. Le orchestrazioni sempre molto presenti, le ambientazioni cupe e/o solenni». Mi soffio il naso e incrocio le braccia al petto. «Tua cugina Irene di sette anni, a metà di “Monumentale”, si è rotta i coglioni e se n’è andata nell’altra stanza. Ha sbattuto la porta mentre bofonchiava “non lo sopportoooo ‘sto cattedratico!”.

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Boom. Sette anni e cinque mesi. Lasciala perdere. È la sua turbolenza a parlare. Non ha voluto aspettare il seguito. Capire l’Opera nel suo complesso. Un continuo richiamo di citazioni, dalla copertina alla “Nicoletta Elmi”, ai fraseggi alla Morricone, ai rimandi all’ultimo Stravinsky. Per non parlare del video de “La morte (non esiste più)” che è praticamente Fifteen Feet Of Pure White Snow di Nick Cave & The Bad Seeds. E, ti dirò, ho come l’impressione che il citazionismo ogni tanto piroetti e si capovolga su se stesso quando sembri voler prendere spunto da “I mistici dell’Occidente”. Francesco Bianconi che personaggio profondissimo. Sembra volerci parlare de La Morte quando è evidente che La Morte è solo una mise en scene. Un imbellettamento qualsiasi. Solo il pretesto che gli serve per lanciarci l’ennesima sfida intellettuale. Anche questa volta, Mr. Bianconi, non ha paura di guardarci dritto negli occhi per porci davanti al profondo e complesso interrogativo: ma, in fin dei conti, a cosa serve il citazionismo di maniera se poi il resto dell’Opera è priva di ispirazione?».

 

 

(La poetica di Franco Battiato)

29 Gen

di S.S. Parisi

“Ma Battiato, li mortacci sua. Mò è uscito n’artro cd. A quanto siamo? Trentacinque, trentasei. Quanto lavoro. Che lavoraccio. Un cd ispirato. Ispiratissimo. La poetica di Franco. Quella lì, sì. Della Spiritualità e dell’Impegno. Della Linea Verticale. Dei ricordi all’imperfetto di quanto eravamo giovani. Trentacinque, trentasei cd(s). Sempre coerente. Quant’è coerente Franco? Coerentissimo! Tu, invece! Ma ti sei visto? Un giorno dici una cosa, domani un’altra – non mi interrompere – e domani un’altra ancora. Poi non c’hai voglia, si vede”.
Prendo un maglione dall’armadio e un paio di calzini pesanti.kiwi_fruit

“Qual è l’ultima cosa che hai portato a termine? Tu sei indolente, pigro, poltrone, menefreghista, disimpegnato, incoerente, sconclusionato, disorganico e disorganizzato, confuso, caotico, confusionario, fesso e abulico. E, in un certo senso, se vuoi, questa poi è la tua poetica. Che, a mio personalissimo modo di vedere, gliela mette in culo alla poetica di Franco Battiato”.

 

 

Il Tuo Fottuto Free Download – Ancien Régime

28 Gen

di Clara Natale

La musica risveglia i sensi. Per alcuni non è fatta solo di note. Per alcuni, fa viaggiare nel tempo. Saltare tra pensieri contorti e deliranti. Percepire sensazioni mistiche e inaspettate. La musica non è solo musica. Ti fa ascoltare non solo con le orecchie. E vedere al di là di quello che gli occhi non riescono a fare. È questo ciò che da sempre mi hanno trasmesso gli Ancien Régime, da novembre  con un nuovo lavoro dal titolo “The Position”. Finalmente sono riuscita a vederli live e l’impatto è stato come mi aspettavo. Un cocktail di sonorità passate che evocano la scena wave e synth-pop ‘80s. Quasi come se fossero state ripescate – non a caso – da una scatola di vecchi vinili impolverati e graffiati dal tempo. Un progetto a tutto tondo, il loro, che ingabbia non solo il concetto di musica, ma anche quello di estetica e grafica. Un loro live ti proietta in qualche club di Manchester dai colori cupi e ovattati dal fumo e ti regala un’esperienza che, ribadisco, ha il potere di sviluppare i sensi.

Ora la parola a loro.

Ancien Régime

 “Cosa volete trasmettere con la vostra musica?”

L’obiettivo di base da cui partiamo, soprattutto in fase di composizione, è piuttosto “cosa vogliamo comunicarci” l’un l’altro.
Una volta avvicinati all’atmosfera che vorremmo evocare, proviamo a dare all’idea grezza una forma secondo la quale tutti gli impulsi siano intellegibili anche a terzi. Credo che ogni progetto musicale sincero abbia come fine quello di mettersi a nudo a 360° nella speranza di creare – solo in un secondo momento – empatia in chi ascolterà.
Per quanto ci riguarda, l’idea di aver partorito una canzone in cameretta a Roma e vendere qualche mese dopo un vinile a Tokyo o in Messico, riuscendo quindi a stimolare la sensibilità di un ragazzo che vive dall’altra parte del mondo, è la massima soddisfazione.

“La musica, per ognuno di voi, quanto è fottuta e alternativa?”

L’idea di quale e quanta musica sia alternativa o meno è una questione molto scivolosa, nella quale forse è meglio non addentrarsi, visto che è una faccenda più grande di noi. Noi ascoltiamo anche molta musica considerata mainstream e, inconsapevolmente, forse ne subiremo anche influenza.
La musica è fottuta nella misura in cui devi fare una fatica fisica più provante di quanto si creda tra scaricamenti di amplificatori e strumentazione, tempo da dedicare e sacrificare, rapporti con persone vicine che si perdono, scariche di adrenalina e sensazioni emotivamente molto aggressive nell’esecuzione live. Ma, come in ogni aspetto della vita, con un po’ di distacco si riesce a gestire tutto questo, se credi ne valga la pena.

Scarica qui Outer Space

Diff’rent Strokes

26 Gen

di Eleonora Muoio

Se solo avessi il numero telefonico di uno degli Strokes, ci farei un bel discorsetto, e lo farei senza pregiudizi.
Partirei chiedendo loro se sono felici. Sì, perché una delle prime cose che ho pensato durante l’ascolto di One Way Trigger è stata “be’, almeno fanno quello che vogliono”, e credo che questa sia un’affermazione inconfutabile.
Poi non gli chiederei più nulla. Anzi, forse non riuscirei a fare loro neanche la prima domanda perché sono una povera sfigata.

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One Way Trigger è letteralmente scoppiata ieri verso le 8 di sera italiane e io, da buona fangirl quale sono e di cui non mi vergogno, l’ho scaricata in un nano secondo.
Ti colpisce come un pugno in faccia di Jack La Motta e poi ti distrugge come un morso all’orecchio di Mike Tyson (non so assolutamente niente di boxe e ho solo tirato fuori due similitudini senza senso di cui il giornalismo musicale è pregno).
La traccia non è, a mio parere, bella, ed è chiaro che sia la naturale conseguenza di quell’ Angles che a pochi era piaciuto (senza dimenticare Phrazes For The Young di Casablancas).
The Strokes hanno pubblicato un album d’esordio da far rabbrividire qualsiasi band al mondo e poi hanno fatto fatica a stargli dietro perché era esageratamente bello.
Dopo cinque anni di lontananza professionale gli uni dagli altri, si sono ritrovati a voler fare qualcosa che li stimolasse, perché faccio fatica a credere che Angles e questa canzone siano il frutto di pigrizia, anzi, penso sia l’esatto contrario.
Sono sicura che se volessero, potrebbero pubblicare quattro Room On Fire in un anno. Noi tutti saremmo felici e loro si romperebbero il cazzo.
Da fan però mi piange il cuore nel vedere che il loro apprezzabile tentativo di intraprendere una nuova strada sembri fallire miseramente.
Magari è una presa per il culo, così come lo era stata Under Cover Of Darkness, perché, a differenza di molti, io non cado dalle nuvole.
Il singole anticipatore di Angles era ben lontano dalle sonorità del disco e One Way Trigger avrebbe potuto benissimo far parte di quella tracklist.
Magari il disco sarà un altro dolce pastrocchio, ed è decisamente presto per predire il loro futuro, ma non è mai troppo tardi per far notare a Julian Casablancas che le scarpe fosforescenti fanno molto schifo.

Just around your home

22 Gen

di Martina Sanzi

Non avevo mai pensato che un giorno sarei voluto andar via. Pensavo di aver bisogno di tutte quelle cose: un pasto caldo ogni giorno, essere considerato uno di ‘famiglia’, mantenere sempre lo stesso posto sul divano per non portare iella durante le partite di calcio: ci avevo messo parecchio a imparare le regole ma alla fine avevo capito che quando ci si alzava in piedi urlando a squarciagola allora ero libero di farlo anche io. Si vabbè, lo facevo a modo mio ma insomma era forte. Magari detestavo essere trattato sempre come il piccolino di casa, quello che tanto non crescerà mai, che non si troverà mai niente da fare, una strada sua. Avevo persino il mio nome inciso in una di quelle targhette di metallo che si attaccano sopra quella grande scatola che contiene il cibo che spesso rubavo nei momenti di magra e avevo una credenza dove nasconderei biscotti al cioccolato.

© Martina Sanzi

© Martina Sanzi

Un giorno passeggiando con Frank (l’amico di cui sopra) in un vasto prato pieno di viole abbiamo osservato il tramonto: non che io non l’avessi mai visto, ma venerdì aveva un colore più intenso, era strano. Io cercavo di mettere a fuoco quella massa arancione a tutti i costi ma i miei occhi si erano posati su tutt’altro. Mi sono accorto ciò che stavo fissando era un altro me, proprio lì. Cazzo, era come avere davanti uno di quei pezzi di vetro che riflettono la propria immagine, però al contrario.. si gli specchi.

Con una scusa mi sono divincolato dal mio compagno correndo verso la figura identica a me. Non era me, ma ero io in versione femminile.  Abbiamo capito che se volevamo tagliare la corda e correre verso quel mare di verde ignoto dovevamo farlo subito e senza voltarci più. Non abbiamo avuto bisogno di PAROLE.

Già a noi Fox Terrier non servono.

Si, sono una cazzo di cane.