La Tua Fottuta Intervista: Alessandro Raina

4 mag

Alessandro Raina è un musicista italiano nato a Soledad, nelle Isole Falkland.
Nella sua carriera spiccano Amor Fou e Casador. Ma pure un sacco di altre cose.

Nei suoi molteplici progetti musicali, c’è un unico filo conduttore, crediamo: quello di attingere dalla realtà e dalle sensazioni umane e trasformarle in armonie sonore.
Assecondare il proprio spirito non è impresa semplice: talvolta siamo confusi e incapaci di comprendere noi stessi.
Alessandro Raina prende sé stesso, lo modella in forme aggraziate, e lo trasforma in musica, regalando all’ascoltatore l’empatia di un momento, il coinvolgimento in una personale emozione.

Raina si esibirà il 10 Maggio al Circolo degli Artisti, durante l’ultimo evento stagionale de LTFMA e Fabio Piccolino (Rock e i Suoi Fratelli) lo ha intervistato per noi.

Fabio Piccolino: Sei uno scrittore, un giornalista, un musicista e tante altre cose. Di cosa è figlia la tua scrittura? Di cosa si nutre?
Alessandro Raina: Intanto invoco su di te la benedizione di san Francesco di Sales, protettore dei giornalisti. In vita mia ho fatto piú di trenta lavori, ti ringrazio per aver elencato i piú presentabili
La mia scrittura in passato era figlia della mia ottusa (ma autentica) visione del mondo, delle insicurezze da cui prendeva forma il mio stile romantico decadente come se fosse antani. Oggi é figlia e si nutre della realtà in cui cerco di immergermi nel modo piú sincero possibile.

FP: La tua storia musicale è multiforme, hai molte frecce al tuo arco. Cosa prevede la tua performance solista?
AR: La dimostrazione della mia ignoranza nel collegare i cavi e della mia impreparazione musicale/canora. Peró a volte faccio delle battute molto spontanee, davvero la gente si scialla, alcuni dicono ‘cazzo, da Raina non me lo sarei aspettato, a pelle mi stava sul culo!’

FP: Sarai sul palco del Circolo per una rassegna che si chiama La Tua Fottuta Musica Alternativa.
Quanto è alternativa questa musica di oggi? E quanto, terribilmente, fottuta?
AR: Alternativa non ho mai capito a cosa e non mi é mai interessato saperlo. Ognuno ha la sua identità e se é forte ti emoziona, indipendentemente dalla fascia di mercato a cui appartiene.
Fottuta lo é di sicuro, la musica, in una nazione in cui manca totalmente un dialogo culturale e una collaborazione fra artisti e istituzioni, come accade in molti paesi d’Europa.
Tuttavia ci sono mestieri ben peggiori del musicista in Italia, sia chiaro. Qui si mangia bene, ti danno da dormire, spesso in hotel, viaggi in un paese bellissimo, ti pagano dignitosamente. Chiedi a uno dell’Arizona o della Siberia se é la stessa pacchia.

FP: Suonerai nella serata finale di una rassegna che ha visto alternarsi trenta artisti della nuova scena italiana. Che opinione hai dei gruppi che si sono esibiti da novembre ad oggi?
AR: Molti sono giustamente inondati di hype, il che in Italia, parlando di indie, significa che in un liceo di provincia se ti conoscono in tre é un miracolo. Altri li trovo progetti un pó modesti, ma penso sia sempre meglio avere una band, fare musica e suonare in un club fichissimo come il Circolo che andare allo stadio a menarsi.

FP: Che fa Alessandro Raina dopo aver suonato al Circolo degli Artisti?
AR: Saluto i tanti amigos romani, una birretta in giardino, mangio e poi cerco uno strappo per andare in hotel. Se incontro Nino Russo, the king of Torpignatta, vado al Mandrione a piedi ascoltando i suoi monologhi interiori per strada. Oppure vado a fare quattro salti alle Mura, fra l’altro a San Lorenzo c’é la meglio porchetta di Roma esclusi i castelli.

guarda su Wired il nuovo video degli Amor Fou

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