di Clara Natale
Sono nata i primi di luglio, in uno di quei giorni talmente afosi che ti si appiccica il sudore addosso che potresti diventare una bacheca per post-it vivente. Negli anni ’60 i pois diventano un must, ma negli ’80 fanno la differenza. Madonna docet. E io, già neonata, ero una che seguiva le tendenze. La mia faccia era a pois rossi grazie alle zanzare.
Sono figlia della Lunga Estate per citare parole di un romanzo fantasy di cui adesso sto in fissa con la serie Tv. E l’estate è alle porte. La primavera per me è un periodo di transizione in cui mi sveglio dal letargo ed inizio ad ambientarmi per poi rinascere nella mia stagione.
In inglese, Estate fa rima con Innamorato. E io sono innamorata di Lei.
Metaforicamente, però, fa anche rima con Mare, Feste, Chitarrate notturne davanti ad un falò, Birra ghiacciata, Cocomero, Testa e naso all’insù disegnando le costellazioni unendo quei puntini luminosi come in un gioco enigmistico, Concertoni all’aperto.
La Summer of Love del ’67, ad esempio. Tutto torna.
Ogni estate della mia vita ha un qualcosa di diverso. Niente mai mi delude, perché è quanto più di reale possa esistere. I colori, le luci, gli odori. Come un quadro impressionista che ha sempre come cornice l’immensità del cielo stellato.
Se ripenso a quella scorsa, profuma di pineta ed ha il rumore delle risate e la forma di una vela spiegata al vento.
Chissà quest’anno cosa mi regalerà? Sicuramente qualcosa di magico ed inaspettato. Come in un sogno.
A Midsummer Night’s Dream.
