Il giardino delle conserve

31 mar

Molte cose, molte. Le dicevi con le mani sul volante, ridendo e sbagliando strada. Io a sistemarmi i capelli come medusa a nuotare tra i suoi tentacoli nervosi. Si vede l’oceano blu metallizzato di lamiere di universo dal balcone. Tutte le sigarette che non avanzano, dal letto alla finestra, panni e la polvere, allergia, di quella che non mi era mai venuta. Poi sono entrati come i conquistatori delle nuove Americhe in attesa e non c’era neanche un buon zerbino a dire Welcome!

Ma nuove ere: navi e computer e cose sempre osservate nella campana di vetro Utopia. Andare, tu verrai con me. Un impero di certezze a doppio filo, dalla mia sponda, al tuo riflesso. Ci è saltata sopra un’estate afosa, deragliamenti in strade diverse, le chiamano. Cassetti e armadi e cantina, non latinano, si conservano. Cose, molte cose. Fanno i loro sedimenti, mangiano del loro far muffa ma si tengono stretti. Ho seppellito quello che non può più essere se non nella memoria ma il giardino ogni anno sa quando ridare forma al suo amore con i frutti che gli dedica. Io sono distesa ancora sotto il cielo delle affinità vaganti nel labirinto intercontinentale.

Elisa des Dorides

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