A 15 anni ho fatto la mia prima lezione di Filosofia.
M.A. Greco, insegnante stimata quanto temuta dai più, esordì affermando che la filosofia arriva dove i bisogni primari sono già arrivati.
In altre parole, insomma, iniziamo a pensare solo dopo aver mangiato… e bevuto.. e dormito.. e scopato.
La musica – estrema varietà di unità, caratterizzate dalla comune presenza di sette note debitamente modificate – è la filosofia degli anni zero, o dieci, come vi pare.
Diffusa laddove si mangia così tanto che i ristoranti sono sempre pieni, anche in tempo di crisi, la musica è fatta per sfamare altri tipi d’appetito.
Che lo vogliate o no, la musica piace visceralmente – e quindi più di “che carina sta canzone mi ricorda quest’estate quanto mi sbronzavo tutte le sere perchè non c’era scuola…” – dicevo… la musica piace più di così e chi ha fame di altro, che poi – quest’altro – a pensarci, non si sa bene cos’è.
A chi è malato di quella perenne e ingiustificata insoddisfazione per tutto, a chi è egocentrico e non lo ammette, a che scrive sui blog perchè quel quarto d’ora davanti al pc fa figo che non te l’immagini, a chi passa serata a parlare di “quanto si sentiva qual basso” o “meglio i testi italiani o quelli inglesi“.
A chi ha nostalgia di 13 anni fa, e nemmeno sa perchè; a chi 10 ore in macchina in un giorno per un concerto non è una cattiva idea; a chi – infondo – un po’ meglio degli altri si sente, ma invidia la loro apparente tranquillità.
La musica è per noi, ellenici dei nostri tempi, con quell’insopportabile spocchia di chi ce l’ha solo lui, la democrazia.
Che poi… sta democrazia.. alla fine di tutto… sarà mica una gran stronzata!!??
